Votare.

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Ieri era un giorno importante:

Sveglia presto, e non per mia volontà, ma non si sa perché Morfeo ha deciso che gli sto letteralmente sul cazzo, quindi è così.

Solito caffè e latte, perché sennò non mi alzo nemmeno, e via. Doccia, sistemati i baffi e fuori di corsa. A Votare.

Sì, a votare. E’ una delle cose che preferisco fare votare, ti da ansia, aspettative, voglia, eccitazione, anche se poi alla fine i risultati non premiano quasi mai le tue idee.

Non per questo smetterò mai di andarci, anzi mi ci presenterei ogni volta alle 8 della Domenica mattina, stile vecchietti in fila all’apertura della Coop.

E’ l’unico momento in cui un cittadino, o almeno io, si sente realmente interessato e vicino alla vita del Paese. E non solo quella strettamente politica.

Non esiste un altro momento all’intero della tua vita “Civica” in cui tu possa così importante, decisivo e sopratutto tu riesca realmente in prima persona a poter esprimere la tua idea o opinione.

Sei te che ti informi, valuti, leggi, ti incuriosisci, ti crei idee e scegli. Sì scegli, perché il non scegliere e delegare ad altri non fa per me. Io voglio sempre scegliere dove possibile, poi al massimo mi assumerò le mie responsabilità, ma almeno la colpa è mia.

La cosa più bella di andare a votare è che lo facciamo con un gesto semplicissimo, che tutti sono in grado di fare: una semplicissima croce.

Quando arrivi lì e sei in fila la gente parla di idee, di politica, chi vince, chi non vince e si percepisce, sempre, una certa tensione nell’area. Un po’ per l’importanza del gesto che sta per fare, un po’ per l’ansia dei risultati.

Sì perché votare non è una cosa da fare a cuor leggero, perché è un diritto/dovere del cittadino ed è il momento di massimo potere riconosciuto che uno riesca ad avere tra le proprio mani.

E quando esci, imbuchi le schede, e ti senti dire che hai votato è sempre un momento di grande soddisfazione per me. Voterei anche il giorno dopo solo per sentirmelo dire di nuovo. Sarà il mio ego a trarne beneficio, non so, ma è il mio momento preferito durante il voto. Perché ti riconoscono ciò che hai fatto, e lo fanno dicendolo a tutti, perché devi andarne orgoglioso e fiero.

Poi arriva il Lunedì, che già è Lunedì e questo basterebbe, aspetto i risultati ansioso dopo una giornata di maratone elettorali (perché non sono nemmeno un pochino ansioso). Li osservo, li valuto, mi demoralizzo e mi scordo ogni volta le sensazioni che avevo provato al momento del voto.

Ma ogni volta sarò lì con i vecchietti alle 8 di mattina, perché oltre ad essere un diritto, è anche un dovere di ogni cittadino.

Comunque in fin dei conti io rimango sempre il solito coglione, però con una vena di romanticismo.

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