Barman.

Barman.

E voi direte, embé? Niente è che ho iniziato il corso da Barman di primo livello, perché mi piace e perché sarà anche il caso di iniziare a decidere che voglio fare da grande.
E’ un corso divertente, che ti impegna il giusto, che ti fa bere a gratis, e che ti insegna una quantità di cose interessanti che te davi semplicemente scontate. L’unica mia reale difficoltà starà nell’imparare a memoria i cocktail, data la mia scarsa propensione allo studio “a memoria”.

E’ un lavoro che può piacermi, un corso interessante e divertente, speriamo che si inizi ad intraprendere una strada che porti verso qualcosa. Sopratutto lontano da qui, perché questo posto mi inizia a stare un po’ stretto.

Stay tuned.

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Post Voto, la mia riflessione personale.

Io c’ho sconforto.

No rabbia, badate bene, proprio sconforto quasi tendente alla paura.

Perché?

Perché credo che le possibilità di speranza, nel day after elezioni, siano pari a zero per usare un eufemismo.

Non mi metto a discutere di Silvio, di Grillo e così via perché avrei da dirne troppe e non porterebbe a niente.

No, io parlo di speranza per il mio domani, perché a 23 anni spero di avercelo ancora un domani.

Perché in questo momento nella mia mente si rincorrono solo sconforto e paura, non riesco a vedere un futuro, o qualcosa di simile, per me in questo Paese.

Perché ho smesso di credere negli Italiani, e non l’Italia, perché il nostro rimane uno dei Paesi più belli che esistano. No, il problema siamo noi, il popolo italiano che abita questa terra.

In questo momento io non ho più fiducia in noi e nelle nostre capacità di ragionamento, nelle nostre capacità cognitive, nella capacità comprendere i momenti e le situazioni.

Nella capacità di essere realmente un Popolo, una Nazione. Insomma ormai sono più di 150 anni che esistiamo, sarebbe anche l’ora di svegliarsi.

Questo mi fa paura, tanta, perché ritengo che più passeranno gli anni e più la situazione peggiorerà. In più non è nemmeno la prima volta che questo accade, cosa che mi rende sconfortato e sfiduciato.

Ho sempre pensato che un giorno me ne sarei andato da casa mia, per andare in qualche grande città, italiana o europea che sia, girare, vedere il mondo, per poi trovare la mia collocazione (di sicuro sul mare) e lì cercare di rimanere.

No, in questo momento vedo solo buio. Buio completo.

L’unica luce la vedo nel prendere un valigia e partire per chissà dove alla ricerca di un Paese in cui io riesca ad avere nuovamente fiducia e speranza.

Perché in questo momento mi sento un estraneo intrappolato nel mio Paese.

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Votare.

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Ieri era un giorno importante:

Sveglia presto, e non per mia volontà, ma non si sa perché Morfeo ha deciso che gli sto letteralmente sul cazzo, quindi è così.

Solito caffè e latte, perché sennò non mi alzo nemmeno, e via. Doccia, sistemati i baffi e fuori di corsa. A Votare.

Sì, a votare. E’ una delle cose che preferisco fare votare, ti da ansia, aspettative, voglia, eccitazione, anche se poi alla fine i risultati non premiano quasi mai le tue idee.

Non per questo smetterò mai di andarci, anzi mi ci presenterei ogni volta alle 8 della Domenica mattina, stile vecchietti in fila all’apertura della Coop.

E’ l’unico momento in cui un cittadino, o almeno io, si sente realmente interessato e vicino alla vita del Paese. E non solo quella strettamente politica.

Non esiste un altro momento all’intero della tua vita “Civica” in cui tu possa così importante, decisivo e sopratutto tu riesca realmente in prima persona a poter esprimere la tua idea o opinione.

Sei te che ti informi, valuti, leggi, ti incuriosisci, ti crei idee e scegli. Sì scegli, perché il non scegliere e delegare ad altri non fa per me. Io voglio sempre scegliere dove possibile, poi al massimo mi assumerò le mie responsabilità, ma almeno la colpa è mia.

La cosa più bella di andare a votare è che lo facciamo con un gesto semplicissimo, che tutti sono in grado di fare: una semplicissima croce.

Quando arrivi lì e sei in fila la gente parla di idee, di politica, chi vince, chi non vince e si percepisce, sempre, una certa tensione nell’area. Un po’ per l’importanza del gesto che sta per fare, un po’ per l’ansia dei risultati.

Sì perché votare non è una cosa da fare a cuor leggero, perché è un diritto/dovere del cittadino ed è il momento di massimo potere riconosciuto che uno riesca ad avere tra le proprio mani.

E quando esci, imbuchi le schede, e ti senti dire che hai votato è sempre un momento di grande soddisfazione per me. Voterei anche il giorno dopo solo per sentirmelo dire di nuovo. Sarà il mio ego a trarne beneficio, non so, ma è il mio momento preferito durante il voto. Perché ti riconoscono ciò che hai fatto, e lo fanno dicendolo a tutti, perché devi andarne orgoglioso e fiero.

Poi arriva il Lunedì, che già è Lunedì e questo basterebbe, aspetto i risultati ansioso dopo una giornata di maratone elettorali (perché non sono nemmeno un pochino ansioso). Li osservo, li valuto, mi demoralizzo e mi scordo ogni volta le sensazioni che avevo provato al momento del voto.

Ma ogni volta sarò lì con i vecchietti alle 8 di mattina, perché oltre ad essere un diritto, è anche un dovere di ogni cittadino.

Comunque in fin dei conti io rimango sempre il solito coglione, però con una vena di romanticismo.

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Spotify.

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Chi di noi non lo conosce? (Se non lo conoscete autoflaggellatevi e poi scaricatelo qui)

Ormai sta spopolando tra i PC e i Mac questo programma di streaming musicale che garantisce di avere a portata di mano tutte le canzoni che si vogliono (o quasi tutte) con due semplici click.

E non è tutto, infatti esiste anche la comoda applicazione per i nostri smartphone che ci garantisce di avere la nostra musica sempre con noi senza dover per forza occupare Giga di memoria. Molto astuto e molto comodo per noi utenti.

Per avere tutto ciò l’unico “inconveniente” è che uno dovrebbe pagare 10 euro al mese (più o meno) per avere accesso all’account Premium e quindi portarsi dietro, anche sui propri dispositivi mobili, tutta la musica, ovunque e con semplicità. Infatti al momento chi ha un account Free non può usufruire degli stessi servizi anche sul suo Smartphone, rendendo Spotify solo un’icona nella marea di app del proprio smartphone.

Ma questo potrebbe essere un problema solo momentaneo. Infatti molti rumors degli ultimi giorni danno sempre più certa trattativa tra le Majors musicali e Spotify per riuscire a portare anche lo streaming gratuito (10 ore mensili al momento se uno ha un account Spotify Free) anche sui dispositivi mobili.

Ciò sarebbe certamente una rivoluzione perché noi potremmo avere con comodità tutta la musica che vogliamo (anche se per un periodo limitato, almeno gratuitamente), ovunque, non dovendo per forza occupare quantitativi imponenti di spazio e senza dover più “comprare” la musica che più ci interessa, o anche solo per ascoltare nuovi generi o band che ci ispirano.

Tutto questo danneggerebbe sicuramente la casa di Cupertino in quanto metterebbe a dura prova il suo iTunes Match e le sue capacità, in quanto si vocifera da anni di una trattativa Apple-Majors per la creazione di una radio streaming sui dispositivi Apple. Sicuramente il Google Play, e tutti i rivenditori di musica a pagamento pagherebbero lo scotto, ma Apple ha usato iTunes e lo streaming musicale su più dispositivi come una delle sue più grandi rivoluzioni anche grazie all’iPod.

L’unico reale ostacolo sono in questo momento le majors che distribuiscono musica e che non sono mai state molto amanti dello streaming, in quanto poco “redditizio”, almeno dal loro punto di vista.

Noi intanto staremo in attesa di sapere se potremmo usufruire o meno del servizio gratuito di Spotify anche sui nostri smartphone, oltre che sui nostri PC.

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Elementary

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Le Serie TV.

Sì, è una malattia che molti di noi hanno, io compreso. Non sai come l’hai contratta e nemmeno come fare a curarti, ma ce l’hai e te la tieni. Per di più, in alcuni gravi casi, può diventare anche degenerativa con il passare degli anni.

Sto parlando dalla sindrome da Serie TV.

Adoro le Serie TV perché hanno una durata ragionevole (odiatemi pure, ma per me i film sono troppo lunghi) e riescono a tenerti incollato lì davanti senza riuscire a smettere di spararti una puntata dietro un’altra. Puoi farti notti insonni pur di arrivare all’ultima puntata di una stagione ed imprecare in varie lingue nei confronti degli autori (perché chi scrive le ultime puntate di ogni stagione dovrebbe essere internato).

In più ho una spiccata inclinazione ad amare tutto ciò che è “giallo”, in special modo polizieschi, anche se non ho mai capito se nella vita vorrei fare l’agente dell’FBI o il Serial Killer.

Tra questi ce ne sono di vari generi, dai più canonici “CSI”, “Criminal Minds” etc. a quelli che mischiano un pò di comicità dei protagonisti alla classica trama thriller da giallo.

Poi c’è una razza a parte. E sono quelli dedicati al più grande detective della storia (almeno per me) cioè il figlio della penna di Sir Arthur Conan Doyle: Sherlock Holmes.

Non so quanti di voi abbiano visto le prima due stagioni della serie “Sherlock” trasmessa dalla BBC (se non l’avete fatto, fatelo!). Si tratta di una serie veramente carina e ben fatta, nella quale le capacità intuitive del nostro detective preferito vengono trasportate ai giorni nostri, con attuali crimini, ma con gli stessi amici e nemici di un tempo (Watson, Capitano Gergson, James Moriarty).

Io me ne ero innamorato e non pensavo sinceramente si potesse replicare a questo, fino a che un giorno non ho visto il trailer di Elementary.

Dopo la prima puntata stavo quasi per mollare, troppo attaccato allo Sherlock inglese per potermi piacere. Ma già dalla seconda puntata le espressioni facciali, le movenze, la parlata dello Sherlock Holmes “americano” (John Lee Miller) mi hanno fatto innamorare di lui.

Sì, Americano appunto. Perché anche questo Sherlock è ambientato ai giorni nostri, in cui la straordinaria capacità di intuizione e deduzione del protagonista viene aiutata dai moderni Smartphone o Tablet del momento, ma a New York.

E già questo basterebbe a rendere il tutto più interessante, ma in realtà è solo l’inizio.

Lui (Sherlock) è appena uscito da una clinica per la disintossicazione dalle droghe (eh già) e questo fa sì che la sua personalità schizofrenica sia ancora più accentuata.

E qui entra in gioco la sua assistenza alla riabilitazione alias John Watson (Lucy Liu) (un Watson donna?!).

Da qui iniziano ad innescarsi una serie di meccaniche tipiche del personaggio di Sherlock Holmes che con questa combinazione di eventi creano una Serie TV unica nel suo genere.

Se dopo questa mia intro vi va di seguirla potete trovare in Streaming senza problemi le puntate sottotitolate in quanto è sempre a metà della prima stagione negli USA , o in italiano dato che dal 13 Gennaio viene trasmesso su RAI 2.

Se invece volete più info a riguardo, questa è la pagina di Wikipedia su Elementary.

Spero di avervi fatto innamorare almeno un po’ del mio Sherlock Holmes americano preferito.

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Sanremo 2013.

Oggi per puri peccati di gola mi sono recato a casa della mia nonna per aiutarla a fare i “cenci“, dolce tipicamente carnevalesco, ma tutto ciò ha giusto un paio di controindicazioni: la prima è ovviamente riferita al mio fegato, la seconda al fatto che a casa sua la TV sta accesa 24/24 sulla RAI.

Premetto che non sono un gran fruitore di TV, e se la guardo lo faccio principalmente su SKY e al massimo per vedere il TG Regionale. Da qui capirete che a me del festival di Sanremo frega il giusto e l’onesto, per non dire che potrebbero tranquillamente risparmiare quei soldi e io sarei felice lo stesso.

Quindi quando su SKY ti sparano lo spot sul fatto che in questo periodo le altre TV si spengono e SKY no, ti viene da dire: Sticazzi.

Poi ti capita una giornata come la mia, dove ti tocca sorbirti un fac-simile di Forum, Mara Venier (che non sa manco cosa è Ruzzle) e varie ed eventuali cambiamenti sul tema.

Apparte la mediocrità dei programmi e degli ospiti in studio il filo conduttore comune (oltre a rincoglionirmi come non succedeva da anni) è Sanremo. In ogni modo, in ogni salsa ti tocca sorbirti discorsi insensati anche sui peli del naso della Littizzeto e cagate varie di questo genere.

Poi torni a casa e accendi la tua TV e guardi dieci minuti di SKY TG24 che ti parla di cronaca, arresti, campagna eletterole. Già, la campagna elettorale per le elezioni 2013, questa sconosciuta dalle reti RAI. Non perchè non abbiano il sacrosanto diritto di parlare di Sanremo, ma perchè il mondo in questi giorni intanto è andato avanti e sarebbero successi anche giusto due tre fatti rilevanti.

Si perchè la stessa gente che si atrofizza al cervello tutto il giorno davanti a questa TV, tra poco, si presume, debba decidere che fine far fare a questo Paese, se più simile alla Grecia o più simile a quella di un normale Paese Europeo.

Ma questo ovviamente passa deliberatamente in secondo piano, “Perchè Sanremo è Sanremo.”

Fottetevi.

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Essì…

Allora non ho la più pallida di perchè io inizi a scrivere un blog o per cosa io lo faccia, ma ho deciso così e alla fine Sticazzi.

Quindi assunto che io mi farò un blog, spero anche di trovare qualcosa da scriverci e che possibile riesca anche ad avere un senso logico.

Houston qui per il momento è tutto.

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